CHE COSA SEPARA OGGI TANTI UOMINI DALLA LUCE?

Le Tenebre della materia eterea gravano, come una notte profonda, sopra questa terra! Succede già da molto tempo. Chiudono la terra in una morsa soffocante, così massiccia e forte che ogni intuizione della Luce che si leva è simile a una fiamma che per mancanza di ossigeno s’attenua, illanguidisce rapidamente e si estingue.

È paurosa questa condizione della materia eterea che oggi attua gli effetti più maligni. Chi potesse vedere, per pochi secondi soltanto, questi fatti, per l’orrore verrebbe privato di ogni speranza di salvezza!

Tutto è dovuto alla colpa degli uomini. La colpa della loro tendenza a spingersi verso il basso. L’umanità ha avuto in se stessa la sua peggiore nemica. Oggi anche i pochi che aspirano con nuovo impegno all’alto corrono il pericolo di essere anche loro trascinati nell’abisso, verso il quale altri precipitano con una rapidità paurosa.

È come una morsa a cui deve certamente seguire un soffocamento mortale, una palude greve e tenace in cui tutto perisce senza suono. Non vi è più lotta, ma un gorgo orribile, tacito e muto.

L’uomo non lo riconosce. La sua pigrizia spirituale lo rende cieco di fronte a questo fatto mortale.

La palude esala perpetuamente i suoi effluvi velenosi, che lentamente esauriscono i forti e i vigilanti, affinché anch’essi s’assopiscano e, privi di forze, affondino.

È questo ora lo stato della terra. Non è un’immagine quella che io descrivo, ma è realtà vitale! Siccome tutta la materia eterea presenta forme create e animate dall’intuitività degli uomini, un simile avvenimento si svolge realmente e ininterrottamente. Ed è questo l’ambiente che attende gli uomini, quando, dovendo lasciare questa terra, non possono essere guidati verso regioni più belle e più luminose.

Ma le Tenebre si fanno sempre più dense.

S’avvicina il tempo in cui questa terra dovrà essere lasciata per un breve periodo al dominio delle Tenebre senza un aiuto diretto della Luce, perché l’umanità lo ha reso necessario con la sua volontà. Gli effetti della volontà della maggioranza degli uomini dovevano portare a questa fine. È il tempo che a Giovanni fu dato di vedere, il tempo in cui Dio si vela il volto.

La notte è ovunque, è tutt’intorno. Ma nell’estrema necessità, quando tutto, anche ciò che è migliore, minaccia di naufragare, prorompe contemporaneamente l’aurora! Ma l’aurora porta prima di tutto le doglie di una grande purificazione, che è inevitabile perché possa cominciare la salvezza per tutti quelli che cercano sinceramente, giacché a tutti quelli che tendono al basso non può essere tesa la mano della salvezza! Dovranno precipitare in quegli orribili abissi, dove potranno sperare nel risveglio solo attraverso quei tormenti che li portano al disgusto di se stessi.

Gli sprezzanti, che finora sembravano avere avuto il potere di creare impunemente ostacoli a coloro che aspirano all’alto, si faranno silenziosi e pensosi, fino a supplicare e gemere per conoscere la Verità.

Ma per loro non sarà così facile; saranno presi irresistibilmente nell’ingranaggio delle Leggi ferree della Giustizia divina, finché giungeranno, nella loro esperienza vitale, alla conoscenza dei loro errori.

Durante i miei viaggi ho potuto vedere che la mia parola agiva come una fiamma d’incendio tra gli spiriti pigri degli uomini, quando spiegava che nessun uomo può chiamarsi simile a Dio, proprio ora che tanto ci si affanna per scoprire Dio dentro se stessi, per giungere infine a diventare Dio!

La mia parola ha destato in molti modi inquietudine. L’umanità si inalbera e reagisce, perché non vuole ascoltare che parole di sonno e di quiete, quelle che le sembrano piacevoli!

Ma quelli che così si inalberano non sono che dei vili, che preferiscono ingannare se stessi, soltanto per restare in quella penombra che permette sogni belli e tranquilli, a proprio piacimento.

Non tutti sono in grado di sopportare la Luce della Verità, che rivela, chiara e spietata, la povertà e le macchie della loro veste.

Essi vorrebbero, con i loro sorrisi, con l’ironia o con l’ostilità, impedire la venuta di quel giorno che farà riconoscere senza equivoci i piedi d’argilla dell’idolo gigantesco che si sono costruiti con il loro «Io». Questi folli inscenano una comune mascherata a cui seguirà inevitabilmente un lugubre mercoledì delle Ceneri. Pretendono solo di divinizzare se stessi con le loro errate concezioni e così si sentono materialmente a loro agio. Considerano loro nemico in partenza chiunque li disturba nella loro pigra quiete!

Ma questa volta la loro rivolta non giova a nulla!

La divinizzazione di se stessi, che si rivela nel principio per cui nell’uomo è immanente il Divino, è un meschino tentativo di profanare la Grandezza e la Purezza del vostro Dio, cioè quanto di più sacro c’è per voi, Colui a cui levate lo sguardo con la fiducia più gioiosa!

Nel vostro intimo si leva un altare che deve servire per onorare il vostro Dio. Quest’altare è la vostra intuitività spirituale. Se essa è pura, è in comunicazione immediata con il mondo spirituale e dunque con il Paradiso! Allora ci sono momenti in cui anche voi potete intuire profondamente la vicinanza del vostro Dio: ciò accade spesso nel dolore più profondo e nella gioia più viva!

Intuite allora la Sua vicinanza nello stesso modo in cui gli eterni Spiriti primordiali la vivono perennemente nel Paradiso e ad essi in tali momenti siete strettamente legati. Le forti vibrazioni portate dallo sconvolgimento di una grande gioia o di un profondo dolore respingono lontano, per qualche secondo, tutto ciò che di più basso e terreno giace in voi: così la purezza dell’intuizione spirituale si libera e getta subito un ponte verso quella purezza consimile che vivifica il Paradiso!

È la felicità più alta dello spirito umano. Gli Esseri eterni la vivono perennemente nel Paradiso. Essa dà la trionfante certezza di essere al sicuro. Allora sono pienamente coscienti della vicinanza del loro grande Dio, riposando nella Sua Forza; ma vedono anche in tutta evidenza che sono giunti al grado più alto della loro evoluzione e che non potranno mai essere capaci di giungere alla visione di Dio.

Tuttavia questo non li umilia, anche nella conoscenza della Sua inaccessibile Grandezza sentono una giubilante gratitudine per quella grazia ineffabile che Egli effonde perennemente nonostante la presunzione delle Sue creature.

L’uomo terreno è già dunque in grado di godere di questa gioia. È davvero giusto dire che l’uomo avverte la vicinanza del suo Dio in momenti sacri. Ma è sacrilegio, a causa di questo meraviglioso ponte gettato dal presentimento della vicinanza divina, dedurne l’affermazione che si porti in sé una scintilla della Divinità.

Con quest’affermazione va di pari passo la degradazione dell’Amore divino. Come valutare l’Amore di Dio alla misura di un amore umano? Ma c’è di più: come collocarlo come valore addirittura al di sotto di quest’amore umano? Osservate gli uomini che si immaginano l’Amore divino nella sua più alta idealità, soltanto come una tacita indulgenza e un perenne perdono! Vogliono riconoscere il Divino proprio nella passività di fronte all’insolenza di creature inferiori, come il più debole e il più vile degli uomini, disprezzato per questo. Pensate dunque che orribile oltraggio Gli viene fatto con questa concezione!

Gli uomini vogliono peccare impunemente per procurare finalmente al loro Dio la gioia di perdonare la loro colpa, senza che una pena li colpisca! Ma chi l’ammette è provvisto di un’estrema ottusità, di una colpevole viltà, oppure è cosciente della propria disperante fiacchezza in una buona volontà di aspirare all’alto: l’una e l’altra cosa sono condannabili.

Raffiguratevi l’Amore divino! Limpido come il cristallo, raggiante, puro e grande! Potete pensarlo di una così dolciastra debolezza, di una così indegna rilassatezza quale gli uomini lo vorrebbero? Vogliono costruire una falsa grandezza dove desiderano la debolezza: si creano una falsa immagine dell’Amore soltanto per illudere se stessi e per tranquillizzarsi sulla loro colpevolezza che li fa stare volentieri al servizio delle Tenebre.

Dove sarebbero allora la freschezza e la forza che si attribuiscono sicuramente alla cristallina purezza dell’Amore divino? L’Amore divino è inseparabile dal più assoluto rigore della Giustizia divina. Sono anzi la stessa cosa. La Giustizia è l’Amore e l’Amore a sua volta sta solo nella Giustizia. Consiste soltanto in essa anche il perdono divino.

È esatto ciò che dicono le Chiese, che Dio perdona tutto! Egli perdona veramente, al contrario dell’uomo che ritiene bollato per sempre anche chi ha già scontato qualche sua piccola colpa, e con queste opinioni commette una doppia colpa, perché non agisce così secondo la Volontà di Dio. All’amore umano manca qui la giustizia.

La realizzazione della Volontà divina nella Creazione purifica ogni spirito umano dalla sua colpa, in un’intima esperienza vissuta, oppure, ove nasca l’aspirazione all’alto, in un libero miglioramento.

Quando ritorna dall’ingranaggio della materia al mondo spirituale, egli è puro nel Regno del suo Creatore, e non conta più nulla ciò che ha commesso! È puro perfettamente come chi non avesse mai peccato. Ma la sua vita è passata prima attraverso le viventi Leggi divine e su questo fatto si fonda la garanzia del perdono divino, la Sua Grazia!

Oggi non si sente ripetere l’atterrita domanda: come sono potuti venire questi anni di miseria con la Volontà divina? E dov’è l’Amore, o la Giustizia? Lo chiede l’umanità, lo chiedono le nazioni e spesso le famiglie e i singoli uomini. Non potrebbe essere piuttosto la prova che l’Amore di Dio è ben altra cosa di quello che vorrebbero credere molti? Cercate dunque di portare fino alle ultime conseguenze l’Amore di Dio che tutto perdona, quale ostinatamente si cerca di raffigurarselo: nessuna punizione individuale, ma solo paziente sopportazione e, come compimento, un magnanimo condono. Quali pietosi risultati certamente ne nascerebbero! L’uomo si illude di essere così prezioso che il suo Dio dovrebbe soffrirne? Più prezioso dunque anche di Dio? Quante pretese ha questa presunzione umana.

Una riflessione serena vi obbliga a scontrarvi con mille difficoltà, e non potete giungere a questa conclusione che rimpicciolendo Dio e facendolo imperfetto.

Ma Egli fu, è e rimane perfetto, comunque gli uomini se Lo immaginino.

Il Suo perdono è contenuto in nient’altro che nella Sua Giustizia. In quest’inflessibile Giustizia consiste anche il Suo grande Amore finora disconosciuto!

Perdete l’abitudine di attribuire misure umane al Divino. La Giustizia e l’Amore di Dio riguardano lo spirito degli uomini. La materia non vi conta nulla. Difatti essa è formata dallo stesso spirito umano e non ha vita senza lo spirito, poiché vi tormentate così spesso per piccole cose puramente terrene che avvertite come una colpa, mentre non lo sono per nulla.

Soltanto ciò che lo spirito vuole in un’azione è decisivo per le Leggi divine della Creazione. Questa volontà spirituale non è l’attività del pensiero ma la voce più segreta dell’intuizione, la volontà autentica dell’uomo, la sola che può rendere operante le Leggi dell’Aldilà e le muove automaticamente.

L’Amore divino non si lascia avvilire dagli uomini, perché nella Creazione riposano anche le Leggi ferree della Sua Volontà, sorretta dall’Amore. Queste Leggi reagiscono secondo il comportamento dell’uomo. Possono tenerlo avvinto vicino al suo Dio, come possono elevare una barriera che non verrà mai abbattuta, se non quando l’uomo finalmente vi si adegui e obbedisca a ciò che solo la salute e la felicità possono dargli.

La grande Opera non mostra nessun difetto e nessun’incrinatura, è una fusione unica. Il folle o il pazzo che la vorrebbe diversa vi batterà contro il capo.

L’Amore divino vi opera soltanto secondo l’utilità di ogni spirito umano e non secondo quello che gli pare piacevole o che gli dà gioia sulla terra. Esso lo oltrepassa di molto poiché domina tutta la sua esistenza.

Molti uomini oggi pensano spesso: se ci aspettano tribolazioni e distruzione per compiere una grande purificazione, bisogna che Dio sia così giusto da inviare prima Profeti di penitenza. L’uomo deve essere prima ammonito. Dove è Giovanni ad annunciare ciò che sta per avvenire?

Sono sventurati, persi in un vuoto mentale che credono grande cosa. Domande come queste nascondono soltanto la presunzione della massima stoltezza. Del resto essi lo staffilerebbero e lo getterebbero in carcere!

Aprite gli occhi e le orecchie! Invece ci si vuole divertire e si passa «allegramente» oltre la miseria e il terrore del prossimo! Non si vuole né vedere né udire!

È già venuto duemila anni fa un Profeta che predicò la penitenza, e il Verbo Incarnato seguì le sue orme. Eppure gli uomini si affrettarono a cancellare la pura Luce del Verbo, ad oscurarla, affinché il richiamo di quello splendore a poco a poco si estinguesse.

Tutti quelli che vogliono liberare il Verbo dalle scorie non possono che avvertire ben presto come i messaggeri delle Tenebre si diano tenacemente da fare per impedire ogni gioioso risveglio!

Ma non si ripete oggi nessun avvenimento dei tempi del Cristo! Il Verbo è venuto! L’umanità ha avuto il suo libero arbitrio e ha deciso, nella sua maggioranza, di respingerlo e di rifiutarlo! Da allora essa è soggetta alle Leggi che automaticamente si sono venute articolando secondo quella libera decisione. Gli uomini hanno trovato via via sul cammino della loro scelta il frutto della loro volontà.

Presto il ciclo si compirà. Un cumulo si sta formando, sempre più pesante, e si leva come una muraglia che presto rovinerà sull’umanità; essa continua la sua vita, nella sua ottusità spirituale, senza nulla sospettare. Alla fine, al compimento dei tempi, non avranno più, secondo le Leggi, libertà di scelta!

Ormai si dovranno raccogliere i frutti che si seminarono allora, e quelli degli errori posteriori.

Oggi, al tempo del rendiconto, tutti coloro che un tempo rifiutarono la parola del Cristo si sono reincarnati su questa Terra. Oggi non hanno più diritto a un avviso ammonitore e a un’ulteriore decisione. In duemila anni hanno avuto tutto il tempo di ravvedersi! Anche chi accetta concetti errati su Dio e sulla Sua Creazione senza sforzarsi a intenderli con maggior purezza, non ha ricevuto il Verbo. È anzi caso molto più grave, poiché una fede errata impedisce di intendere la Verità.

Ma guai a chi falsifica o altera la Verità allo scopo di fare proseliti, giacché agli uomini è più gradito ciò che ha una parvenza più comoda. Egli si rende colpevole non solo di falso e di induzione all’errore, ma ha anche tutta la responsabilità per coloro che ha saputo attrarre a sé proponendo una via più facile e più accessibile. Per lui non ci sarà aiuto, quando verrà l’ora della compensazione. Precipiterà nell’abisso, non potendo mai più risalire, e questa sarà giustizia! A Giovanni fu dato di vedere anche questo e di darne ammonimento nella sua Apocalisse.

Quando la grande epurazione comincerà, l’uomo questa volta non avrà il tempo di reagire, né perfino di resistere agli avvenimenti. Le Leggi divine, di cui l’uomo si fa così volentieri un’idea errata, agiranno inesorabilmente.

Sarà proprio nel più grande terrore di tutti i tempi che la Terra abbia mai passato che l’umanità imparerà finalmente quanto l’Amore di Dio sia remoto da quella debolezza e fiacchezza che ci si è permessi di immaginare.

Più della metà degli uomini del nostro tempo non appartengono a questa Terra!

Già da millenni quest’umanità è così calata al fondo e vive così tenacemente nell’oscurità che la sua volontà impura ha gettato molti ponti verso sfere oscure molto inferiori al piano di questa Terra. Qui vivono coloro che s’inabissarono, ai quali il loro peso etereo ha tolto la possibilità di affiorare al piano di questa Terra.

Ciò era una protezione per tutti i viventi della Terra, e anche per questi delle Tenebre. Essi sono separati tra loro per la Legge naturale del peso della materia eterea. Laggiù possono sfogare le loro passioni, tutte le loro bassezze, senza recare danno. Al contrario, il libero sfogo dei loro istinti non colpisce che i loro simili, e a loro volta subiscono lo sfogo degli istinti di quelli. Soffrendo e portando sofferenza giungono a maturarsi, ma senza accrescere la loro colpevolezza. Perché la sofferenza è capace di destare un giorno disgusto di loro stessi e con il disgusto anche il desiderio di uscire dal loro mondo. A poco a poco il desiderio diventa tormento e disperazione, e finalmente può diventare la più ardente preghiera e la più ferma volontà di emendazione.

Così avrebbe dovuto avvenire. Ma è accaduto altrimenti per l’errata volontà degli uomini!

Gli uomini, con la loro volontà di Tenebre, hanno gettato un ponte che vi conduce. Hanno teso così la mano a quelli che vivono laggiù, hanno dato loro la possibilità, per l’attrazione dell’affinità, di salire alla Terra. Qui hanno trovato naturalmente l’occasione di una nuova incarnazione che, secondo i normali svolgimenti cosmici, per loro non era ancora prevista.

Perché sul piano della Terra, in cui per la mediazione della materia fisica possono vivere promiscuamente con esseri più luminosi e migliori, essi non possono che recare danno e caricarsi di colpe nuove. Questo non sarebbe possibile nel loro mondo più basso: dove la loro bassezza può solo giovare ai loro simili, poiché finirebbero per riconoscere se stessi e impararne l’orrore che contribuisce all’avanzamento.

Ora l’uomo ha turbato questo corso normale di ogni sviluppo facendo un basso uso del suo libero arbitrio, con il quale ha costruito ponti di materia eterea verso la regione delle Tenebre, permettendo così a quei sommersi di gettarsi sul piano terrestre come una muta, ed essi ora lo popolano in gran parte in piena letizia.

Poiché le anime luminose debbono cedere dinanzi alle Tenebre dove esse hanno messo saldamente piede, per quelle anime oscure giunte senza diritto sul piano terrestre è stato facile incarnarsi, a volte anche dove solo un’anima luminosa avrebbe trovato il suo luogo. L’anima oscura in questo caso ha trovato un appoggio in qualcuno dell’ambiente della futura madre, il quale gli ha reso possibile affermarsi, e respingere lo spirito luminoso, anche se padre e madre fossero stati spiriti migliori.

Così si spiega anche l’enigma di una pecora nera nata da genitori buoni. Ma se la futura madre fa più attenzione a se stessa e alle persone che la circondano e la frequentano, questo non può avvenire.

Dunque bisogna riconoscere solo Amore nell’estremo compimento delle Leggi per cui saranno finalmente esiliati, con piena giustizia, dal piano terrestre, coloro che non vi appartengono, e saranno precipitati in quel regno delle Tenebre a cui appartengono per natura. Così essi non potranno più impedire l’ascesa alle anime luminose, né gravarsi di nuove colpe, anzi forse potranno maturarsi nel disgusto delle loro stesse esperienze.

È evidente che verrà il tempo in cui il cuore di tutti gli uomini sarà afferrato da una morsa di ferro, il tempo in cui l’orgoglio spirituale sarà strappato con paurosa inesorabilità da ogni creatura umana. Allora cadranno tutti quei dubbi che oggi impediscono allo spirito umano di riconoscere che il Divino non è in lui, ma molto al di sopra di lui, e che sull’altare della sua vita interiore può posare soltanto la più pura immagine del Divino cui levare lo sguardo in umile preghiera.

Non è errore, ma colpa, quando uno spirito umano vuole anche proclamarsi divino. È una presunzione che deve abbatterlo, perché equivale a un tentativo di strappare lo scettro dalla mano del proprio Dio, di trascinarlo ad un livello consimile, quello che l’uomo occupa e neppure ancora compiutamente, poiché ha voluto essere di più, perché ha lo sguardo volto verso altezze che non potrà mai raggiungere e neppure conoscere. Intanto ha trascurato di guardare tutta la realtà rendendosi non soltanto del tutto inutile nella Creazione, ma addirittura ciò che è ben peggio, dannoso!

Alla fine gli verrà dimostrata con terrificante evidenza (e a questo lo avrà condotto la sua errata presa di posizione) che nella sua profonda decadenza attuale non rappresenta neppure l’ombra di qualcosa di divino. Tutto il tesoro della scienza terrena, che ha accumulato faticosamente nel corso dei millenni, si mostrerà allora al suo sguardo atterrito niente più che come un nulla; proverà per esperienza, senza più risorse, che il frutto dei suoi sforzi esclusivamente terreni è vano, gli può essere anzi maledizione. Possa allora ricordarsi della sua divinità peculiare, se ne sarà capace!

Una voce imperiosa e minacciosa gli dirà: «Inginocchiati, creatura, dinanzi al tuo Dio e Signore! Non osare il sacrilegio di elevarti a Dio!»

L’egocentrismo di questo vile spirito umano finirà qui.

Allora soltanto quest’ umanità potrà pensare ad un’ascesa. Sarà anche il tempo in cui tutto ciò che non avrà buone fondamenta crollerà. Esistenze apparenti, falsi profeti e sette chiuse intorno ad essi crolleranno su se stesse, e le vie false finora battute saranno evidenti.

Molti «benpensanti» riconosceranno con spavento di trovarsi davanti a un abisso, di scivolare rapidamente verso il basso, dietro false guide, mentre già presumevano superbamente di ascendere sempre più prossimi alla Luce! Riconosceranno di avere aperto porte tutelatrici, senza avere forza sufficiente per la difesa, e di avere richiamato su di sé pericoli che in uno svolgimento naturale sarebbero stati scavalcati. Felice allora chi ritroverà la via giusta per il ritorno!